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mercoledì, 01 luglio 2009
partiamo. andiamo alla scoperta di una nuova isola, ospiti a casa di amici per dieci giorni. speriamo che il falcotto faccia il bravo. e che gli amici siano pazienti...
buona estate a chi passa da qui ;)
mercoledì, 24 giugno 2009
"il collegio (docenti) (l'ultimo!) è finito, andate in pace..."- così ci ha liquidato il dirigente scolastico. le aule non risuonano più delle risate dei ragazzi, il silenzio rimbomba, la luce dell'estate fugge nello sguardo ad ogni spigolo di banco. ai neoimmessi in ruolo tocca sempre offrire, alla fine dell'anno, in cambio, in genere, si ricavano una penna (della serie: strumenti del mestiere), che qualcuno ti fregherà a settembre prossimo venturo, e i baci delle colleghe materne e/o simpatiche. la sala docenti viene allestita neanche fossimo in una sala ricevimenti. alla fine di tutto i cestini, che per tutto l'anno si son riempiti di carta straccia e dei bicchierini marroncini del caffè radioattivo della macchinetta , esondano di tartine smozzicate. seguono saluti più o meno accorati, con la collega con cui ho solidarizzato di più ("anche se non abbiamo avuto tempo di appofondire l'amicizia e speriamo di lavorare ancora assieme, sì!"), con la collega già compagna di scuole passate("chissà dove saremo l'anno prossimo??"), con la collega ex- compagna di corso all'università ("ci vediamo poi con i bambini?"), con la tutor che si commuove ("che bell'anno è stato,bello esserci incontrate"...), con la collega di destra che mi invita "a casa una sera di queste, mi raccomando , eh!". mi lascio alle spalle il portone d'ingresso, con i vetri foderati dei quadri con i voti, salgo in auto e faccio manovra nel parcheggio troppo stretto, uno dei colleghi spia dalla finestra che non gli tamponi la macchina (che sia ormai noto a tutti che sono imbranata con la guida?), poi, rassicurato, mi fa ciao con la mano, dietro la finestra chiusa; un anno di viavai quotidiano, e non so neanche come si chiama...
venerdì, 12 giugno 2009
esterno sera.
commessa: ma che bel bambino...vediamo, sai anche parlare? come ti chiami?
falcotto: ...
comessa: oooh, ma allora non parli! non sai dire come ti chiami!
falcotto: potto pagare co i bancomat?
commessa: !!!
interno giorno.
il falcotto si avvicina, come rapito, al balcone; si ferma un minuto, concentrato, guarda nel ritaglio di cielo che abbiamo a disposizione, poi si volta, mi raggiunge, mi guarda negli occhi e rivela con fare un pò cospiratorio: "sentito le roidini!" (=rondini).
giovedì, 11 giugno 2009
giorni congestionati. il povero falcotto abbandonato a destra e a manca con la fretta e l'impazienza di chi ha sempre da fare e delega, non importa neanche più a chi. gli ultimi giorni in classe con i ragazzi sono stati struggenti ("ma lei ci sarà l'anno prossimo, prof?"), anche se, diciamola tutta ,ecco; quando sono arrivati i fiori per le colleghe, ho incassato con invidia la delusione di non averne ricevuti (eppure di attestazioni di stima da parte loro e dei genitori ce ne son state in quantità) (che poi, ti dici, sono tutte cazzate, non è questo che conta) (però, sì, con la fame e la sete solita di conferme che hai, ti sarebbe piaciuto ) ("non hai fiori bianchi per me?Più veloci di aquile i miei sogni attraversano il mare"...).
e comunque, no, ragazzi, non ci sarò.la scuola pubblica va sempre più alla deriva, i nuovi tagli mi spingono fuori dal vostro orizzonte. me lo ha confermato oggi il preside, dopo avermi fatto gli auguri a mezza voce, da amico adulto che mi ha visto bambina,dopo aver ascoltato la mia relazione finale sulla valenza didattica e il potenziale formativo del linguaggio filmico: ho passato il mio anno di prova in ruolo, e sono a spasso più di prima: l'anno prossimo sarò non so dove, a ricominciare non so con chi.
giovedì, 07 maggio 2009
gentile mamma di E., quando mi ha chiesto se fosse il caso o meno di mandare E. da una psicologa, avrei voluto risponderle che,a mio onesto parere, lei ci dovrebbe andare per prima,dalla psicologa, così da risolvere almeno al settanta per cento i problemi di E.
un ringraziamento sentito alla mamma di M., che è venuta solo a "comunicarmi la sua stima", a confessare di aver sfogliato (di nascosto, perchè lui ne è geloso) i quaderni di M e di aver letto cose belle e interessanti, di essersi segnata una frase che M. ,durante una mia lezione, aveva annotato sul libro di testo: «La vita è quello che ci accade mentre ci occupiamo d' altro» (bontà vostra attribuirmi tanta saggezza, in verità sono parole di lacan).
mi ha scioccato la mamma di V., che, invece di esserne contenta, lamentava il fatto che il figlio "si è fatto degli amici", studia meno ed è diventato polemico nei suoi confronti. "menomale, V." penso sollevata, "era ora che ti facessi degli amici, a inizio d'anno eri tanto isolato e fuori contesto.la tua bravura suonava come una nota stonata, in tanta solitudine...".
un superstite margine di puro disagio, mi hanno causato alcuni genitori dalle espressioni contrite, tra l'accusatorio e il dubbioso: ma tant'è, non tutti i miei alunni soddisfano le mie aspettative, nè io, evidentemente, soddisfo le loro.
dopo il convegno con le madri ed i padri dei miei alunni, guardo i ragazzi con maggiore rispetto; siano essi talentuosi, inadempienti, menefreghisti, questi poveretti devono vedersela con noi genitori (oltre che con noi insegnanti!) (armati fino ai denti di aspettative, nevrosi, fragilità), e non hanno certo gioco facile.
lunedì, 20 aprile 2009
gli sguardi attenti di ventisette adolescenti studiano scettici la fotocopia che ho distribuito. "oggi partiamo con l'Odissea. nel senso che inizia un viaggio letterario vertiginoso.questi versi di kavafis ci introducono degnamente alla grandezza del poema omerico, ci invitano al viaggio, ci educano al senso, perchè il viaggio si fa con l'andare e la meta da raggiungere (miraggio aspettativa bisogno che sia) non è mai più importante della curiosità, della pienezza, della conoscenza a cui il viaggio ci destina.il viaggio (dentro e fuori noi stessi) è la meta . la nostra vita è il viaggio." i ragazzi si mettono in ascolto dei versi e poi, finita l'ora, mettono via con cura il foglio, con gli occhi giusto un pò più luminosi di prima.decisamente ci sanno fare ,visto che io, colpita e affondata, me ne torno a casa contenta.
venerdì, 03 aprile 2009
il dirigente scolastico mi ha assegnato una Tirocinante. forse non voleva dar la fregatura (e l'onere) (sì, insomma, la rottura di palle) a qualcun'altro, forse gli son sembrata degna dell'incarico. non si è capito. probabile che entrambe le ipotesi siano contemplabili. avere una Tirocinante significa avere uno spettatore esterno alle dinamiche scolastiche già consolidate (leggi anche: un'estranea in classe pronta a giudicare al minimo cedimento- svarione), la sudetta Tirocinante dovrebbe (e sottolineo dovrebbe) prendermi ad esempio,trarre ispirazione dalle mie strategie didattiche, sfatare i suoi dubbi contenutistici, indagare le mie strategie curricolari, avere per oggetto di conversazione con la sua tutor universitaria le dinamiche messe in atto da me nella mia classe, oltre a valutarmi sul versantedella professionalità e competenza.ovviamente sono andata in ansia da prestazione ; ho preso un paio di cantonate sul fronte contenutistico e tremo all'idea di quel che la Tirocinante possa dire e pensare sul mio conto. sono di ruolo su queste materie solo da settembre, non lavoravo con una classe da un paio d'anni (vedi: nascita del falcotto); mi sa che il dirigente ha compiuto un clamoroso errore di valutazione. meglio sarebbe stato affidare la Tirociante a una con molta più esperienza e notti di sonno continuato alle spalle. la Tirocinante ha qualche anno meno di me e mi scruta incuriosita, a tratti, contrariata (che sia solo una mia impressione-paranoia?). non sa che, dopo la botta di autostima seguita alla notizia della sua assegnazione proprio a me, vivo, durante le mie ore di lezione, nell'angosciosa sua attesa, e nell'avida speranza che il monte ore che deve trascorrere in mia compagnia si esaurisca in fretta. oggi la Tirocinante si è sorbita una mia lezione avente per oggetto l'umorismo pirandelliano, mi ha osservato mentre raccontavo alla classe, variamente coinvolta e interessata, di identità fragili,spezzate nella prigione delle forme, di inettitudine e aspettativa di fuga dalle maschere e dai ruoli che ci vengono imposti, di stanze della tortura a cui ci destiniamo , della dissonanza-disarmonia-discordanza esistenziale che deriva dal guardarsi vivere. chissà se avrà capito la ragione di tanta ispirata veemenza...
venerdì, 27 marzo 2009
- stella...
-'TELLINA
la notte si...
-'VVICINA
-la fiamma...
-'BBALLA
-la mucca è nella
-'TTALLA
-ognuno ha la sua...
-MAMMA!
-e tutti fan la...
-NANNAA!!!
lunedì, 02 marzo 2009
"impossibile sfuggire al fato.non conta neanche più essere virtuosi, perchè il destino, secondo Omero, non garantisce chi è meritevole. non c'è promessa di salvezza per ettore, nessun premio alla pietà e alla virtù. si stà come d'autunno sugli alberi le foglie, le parole sono pietre, tra chi resta e chi muore, non c'è una legge certa,e il giusto, il più delle volte, perisce.da questa sublime ingiustizia del destino i poeti, e omero in primo luogo, hanno ricavato accenti di altissima poesia. in questo eroismo sfortunato, in questo agire virtuoso, che si risolverà con la morte, nel nulla, consiste il nucleo poetico della figura di ettore...". la ragazzina al primo banco non mi stacca gli occhioni di dosso, quella subito dietro si asciuga una lacrima, commossa,il solito del terzo banco sbadiglia apertamente. dovessi scattare un'istantanea di quest'anno scolastico, questa sarebbe ben rappresentativa.
mercoledì, 18 febbraio 2009
cavalco la tigre e in classe, quando è il caso, parlo di quello che vortica intorno alle nostre vite,mia e dei miei studenti; i razzi di Hamas, la vita sospesa di eluana englaro, l' omosessualità di oscar wilde (bravo benigni!). io so.ma non ho le prove.non ho nemmeno indizi. di sicuro siamo in pochi, dietro la porta chiusa delle nostre aule, a fare questi discorsi qui, senza per questo smettere di sviscerare e tentare di far appassionare i ragazzi ai famigerati programmi ministeriali. " preferisco evitare il discorso e/o non perdere tempo, che se la vedano i genitori, sono cose troppo delicate, non spetta alla scuola, non possiamo essere di parte": queste sono le considerazioni di tanti miei colleghi. ma come si fa ad insegnare letteratura, storia e geografia, glissando, sorvolando, evitando il confronto con la classe, come si fa a restare credibili, se si omette, censura, trascura il fatto che la storia siamo noi.io me ne infischio. sabato alla mia classe, a proposito di fondamentalismo, diritti delle donne e romanzo di formazione, che stiamo trattando, come da programma ministeriale), proporrò la visione di questo film.bellissimo.
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